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26 Ottobre 2020

Il movimento 'non politico' di Grillo

di Chiara Scattone
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Il movimento 'non politico' di Grillo

“Politica e musica si scontrano, non è un binomio possibile. Musica e politica, invece, possono realizzare insieme qualcosa di nuovo e coinvolgente”. È con questo spirito che molti artisti hanno partecipato a Woodstock, la due giorni organizzata da Beppe Grillo e dal Movimento a Cinque stelle. Un evento che molti definiscono politico e nel quale le polemiche sono state tante.
Ecco come Federica Maglioni, giovane artista ravennate, ci racconta il ‘suo’ Woodstock italiano.


Il 25 e il 26 settembre scorso si è tenuto a Cesena la prima manifestazione totalmente libera e gratuita, organizzata grazie ad un’idea di Beppe Grillo e del suo blog. Il concerto svoltosi nel corso di due intere giornate, ha visto avvicendarsi sul palco una trentina di artisti italiani, da Max Gazzé a Daniele Silvestri, da Francesco Baccini a Samuele Bersani, Stefano Bollani, i Sud Sound System e molti altri. Il Woodstock 5 stelle italiano racchiude in sé il desiderio di fare della musica un mezzo per cambiare la società italiana, troppo burocratizzata e vincolata su se stessa. È stato presentato come 'un appello agli artisti italiani' per lanciare tutti insieme 'un grido nella foresta pietrificata' in cui vegeta il nostro Paese. Abbiamo incontrato casualmente per le strade di Ravenna, Federica Maglioni giovane artista ravennate, conosciuta nel mondo musicale per le sue sperimentazioni e i suoi tentativi, per altrofagotto.jpg ben riusciti, di coniare vari generi musicali, spaziando dalle sinfonie barocche del suo fagotto e della viola da gamba, al jazz di Coltrane e al suono del battito delle ali delle farfalle. La Maglioni il 25 settembre ha suonato insieme a John di Leo accompagnandolo col fagotto e nei cori, interpretando alcuni pezzi dell’artista quali U.S.A. e getta, Spiega la vela e una cover totalmente riarrangiata della celeberrima canzone di De André, Amore che vieni amore che vai.
Il primo pensiero che corre rapido ci riporta al Woodstock del 1969, mitico concerto definito dai Rolling Stones 'the most famous event in the rock history', ma soprattutto la prima manifestazione ‘ribelle’ nata dall’impulso di cambiare la società contemporanea, di diffondere un nuovo modello culturale attraverso la musica, portavoce del movimento giovanile degli anni Sessanta e Settanta.

Tutto sembrava possibile allora, il mondo si poteva cambiare, ma oggi ha ancora senso parlare di Woodstock e di ribellione giovanile?
"Quando ho sentito parlare per la prima volta di una manifestazione musicale completamente italiana, che riprendeva il nome e in parte anche lo spirito della vecchia Woodstock, sono rimasta basita, è stato quasi uno shock. Poi però ho capito che il desiderio di condivisione e di unione delle proprie energie che si trova al centro della manifestazione è quello che ci appartiene e nel quale mi riconosco. Solo insieme è possibile fare qualcosa. La ribellione esiste? Io credo di sì. La mia ribellione è soprattutto interiore. È la consapevolezza di se stessi e di quello che si sta facendo, di quello in cui si crede. La ribellione per me rappresenta la presa di coscienza di ognuno di noi, delle nostre energie e delle nostre libertà. È un sentimento totalmente soggettivo, è una forza interiore, è quello che sei, rappresenta la tua crescita. La ribellione però può anche trasformarsi in un grido, in un urlo, in un gesto forte e potente, non necessariamente ‘aggressivo’, solo di grande intensità".


Rifare l’italia: il Woodstock 5 stelle di Beppe Grillo nasce anche dall’idea di voler ‘costruire un mondo migliore’. Cosa cambieresti di questo mondo, di questa società e come lo faresti.
"Ritrovarsi tutti insieme durante una manifestazione totalmente libera e gratuita è uno stimolo a crescere e a migliorare il mondo in cui viviamo. L’idea di riunirsi e di essere in tanti è la forza, la spinta in più che ognuno di noi può dare per esprimere la volontà di ritrovarsi e di combattere per qualcosa o perlomeno per godere in comune quell’esperienza. Io vorrei che ci si avvicinasse di più alla natura, che si ritrovasse lo spirito primigenio della natura. Smettere di essere fagocitati dallo stress e dalle bollette, si dovrebbe ricercare il contatto con il proprio spirito. Anche questa è una ribellione. E la musica può essere lo strumento capace di far ricongiungere ognuno di noi con il proprio io interiore.

La manifestazione ha riunito gli spiriti e gli artisti più ‘alternativi’ e più impegnati del panorama  musicale italiano, anche tu sei un’artista ‘alternativa’, in cosa consiste il tuo impegno, cosa vorresti trasmettere all’altro?

"È vero quello che dice Beppe Grillo, anche se io non l’ho mai incontrato, viviamo in una foresta pietrificata, ma che ritengo abbia un sottosuolo attivo e reattivo, che ogni tanto riesce a creare delle oasi, come per esempio questa manifestazione. Ma non solo, esistono tante altre iniziative che lasciano liberi gli artisti di esprimere il proprio pensiero tramite la musica, la voce, la danza, la pittura. La sensazione che spesso si prova è quella di essere incastrati in questa foresta: muoversi è impossibile, tutto è bloccato, viene bloccato dalla burocrazia e dalla mancanza di finanziamenti in grado di sponsorizzare progetti attenti e sensibili verso i cittadini. È difficile da spiegare, ma il mio impegno si concretizza completamente nel creare un nuovo spazio capace di diffondere la mia musica, anche se questa può apparire all’inizio molto strana. Io cerco di mostrare la possibilità di creare un altro mondo, all’interno del quale la passione, la gioia, la rabbia e tutte le sfumature delle emozioni prendono vita. La musica è di per sé effimera, ma è possibile creare qualcosa di vero, di concreto che però non sia un prodotto".


La politica è musica o la musica è politica?

"Politica e musica si scontrano, non è un binomio possibile. Musica e politica invece possono realizzare insieme qualcosa di nuovo e coinvolgente. È un suono più armonioso da percepire, da sentire. La musica è stata sempre lo strumento per inviare dei messaggi, non solo attraverso i testi, ma anche solo tramite l’unione dei suoni, penso a Coltrane e a Miles Davis, due artisti che hanno fatto cose innovative per i loro tempi, sono riusciti ad andare oltre, sono stati dei visionari, che con la loro musica sono riusciti a scavalcare le montagne e ad attivare delle sinapsi nuove. Credo che sia ancora possibile l’idea di travalicare gli schemi creando musica. La musica è una vita di passione".

I FACILI SENSAZIONALISMI DI BE PPE GRILLO di Francesca Buffo

Woodstock 5 stelle, una manifestazione totalmente libera e gratuita, alla quale hanno partecipato più di 180 mila persone, più 4 milioni gli spettatori web. Un successo che ‘carica’ di sensazionalismi lo spettacolo di Beppe Grillo, che dal palco lancia accuse contro il Governo. Tante le argomentazioni, poste sapientemente in un monologo che molto ricorda gli anni di ‘Te la do io l’America’. Appunto: uno spettacolo. Solo che qui si parla dell’Italia. E i j'ai accuse 'grillini' sono un minestrone che raccoglie un po' di tutto, comprese inesattezze che, però, pochi fra il pubblico possono cogliere. Sarà la musica, sarà il clima vacanziero degli ultimi caldi settembrini, ma tutto ciò, più che un movimento, sembra una grande festa. Anche la rabbia, tutto sommato, non è poi così elevata. Sì, certo, i soliti malcontenti, ma non c’è un clima di ribellione. E se si riguardano le interviste effettuate dai vari media ai partecipanti, c’è chi dice: “Noi proponiamo delle idee”. E alla domanda: “Idee politiche”? La risposta è: “No, noi proponiamo idee e basta”. Qualcun’altro afferma che “Grillo è un buon leader” e quando gli si fa notare che proprio secondo Grillo “non esistono più leader”, replica con un laconico: “Non so…”. Insomma, molte idee, ma poco chiare. D’altronde, l’intenzione primaria manifestata dall'ideatore di ‘Woodstock 5 stelle’ era: “Non si parla di Partiti”, ma poi finisce per promuovere l’idea di proporre giovani candidati al parlamento, magari selezionati attraverso internet (oddio, avremo l’X factor della politica?). Insomma, il tutto sembra un’operazione di facile ‘populismo’ che, come ha dichiarato Vendola su La7 “genera confusione, perché lascia immaginare che contro una situazione così complessa ci sia una soluzione semplificata. Una terapia che sembra un ‘abracadabra’. Una risposta che non distingue dentro la politica, ma fa politica con il dito puntato”. Sarà, ma quando ho sentito Grillo urlare alla sua platea: “Se faranno cinque centrali nucleari, lo dovranno fare con l'esercito. E se loro metteranno il loro esercito, noi metteremo il nostro…", ho sentito l'eco dei proclami di Bossi con le sue ‘ronde armate’. E, di colpo, Grillo ha smesso di farmi ridere.


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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