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20 Maggio 2024

Se l’energia fosse più efficiente, il risparmio ci sarebbe per tutti

di Vittorio Lussana
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Se l’energia fosse più efficiente, il risparmio ci sarebbe per tutti

Sul fronte energetico, il nostro Paese continua a prendere tempo nel dare una risposta coerente alle richieste dell’Unione europea. Restano, infatti, solo otto anni a quel termine del 2020 posto dalla conferenza di Kyoto, un lasso di tempo che, in termini di investimento, studio di fattibilità e reale messa in opera, equivale a una manciata di secondi. Perché, come spesso accade in Italia, nelle continue diatribe si perdono di vista i punti fondamentali della questione. Senza voler prendere una posizione all’interno della recente polemica, seguita da un nuovo referendum, sull’energia nucleare, rimane fuor di discussione che tale scelta avrebbe potuto solamente indicarci una strada percorribile nei lunghi tempi. Pertanto, di fronte a una simile questione dev’essere obbligatoriamente affiancata, in parallelo, un’opzione più veloce e risolutiva: quella del risparmio e dell'efficienza energetica. Se ogni singolo Stato membro dell'Unione europea fosse in grado di potenziare le proprie politiche di sviluppo finalizzandole a una produzione e a un consumo di energia più efficiente, l’intero continente potrebbe riuscire a porre sotto controllo le emissioni di CO2 conseguendo gli obiettivi prefissati dal protocollo di Kyoto. E, per riuscire a realizzare tali intendimenti, da tempo l’Ue ha promosso lo sviluppo di tecnologie, prodotti e servizi a basso consumo per quei settori che meglio si prestano al risparmio energetico, a iniziare dagli edifici e dai loro impianti di riscaldamento, che rappresentano il 40% dell’intero fabbisogno continentale. Il loro consumo potrebbe infatti vedersi ridotto di oltre un terzo se solo venisse verificata la necessità di progettare e di dotare i nostri stabili di residenza e di lavoro di nuovi sistemi di illuminazione, di riscaldamento e di condizionamento. Sul fronte dei trasporti stradali (26% del fabbisogno energetico Ue) entro la fine del 2012 le emissioni prodotte dalle automobili dovranno essere limitate a 120g di CO2/km e dovrà essere promossa la vendita di vetture meno inquinanti attraverso la fornitura di informazioni più trasparenti sulla loro produzione. Anche il settore industriale è nell’occhio del ‘ciclone’ (25% del fabbisogno energetico Ue): sulla base dei più recenti studi dovranno essere applicati nuovi e più avanzati standard di progettazione ecocompatibile per la produzione di ‘boiler’, televisori e prodotti per l’illuminazione, al fine di migliorarne il rendimento. A ciò è inoltre legata la questione dell’etichettatura delle merci in quanto sistema di promozione dei cosiddetti ‘acquisti ecologici’, un marchio di qualità finalizzato a garantire al consumatore quali sono i prodotti che rispettano l’ambiente e che risultano maggiormente efficienti dal punto di vista del consumo energetico. Queste iniziative derivano tutte da un noto rapporto della Commissione europea risalente al marzo del 2006: il cosiddetto ‘Libro Verde’ del risparmio e dell’efficienza energetica. Alla luce di quell’analisi, infatti, è stata decisa l’adozione urgente di un ‘piano di azione’ per l’efficienza energetica che tenga conto della possibilità di conseguire, entro il 2020, risparmi di energia superiori al 20%. Gli investimenti necessari per acquisire tecnologie più avanzate e sostituire quelle obsolete risultano, in effetti, più che compensati da un risparmio di combustibili superiore ai 100 miliardi di euro annui. A ciò si aggiungano i netti miglioramenti di ‘intensità’ energetica derivanti dai previsti mutamenti strutturali, ovvero dai cambiamenti che si produrranno autonomamente grazie al ricambio fisiologico delle tecnologie e dalle possibili variazioni di prezzo dell’energia. Alla luce di un simile scenario, una delle priorità di ogni politica per l’energia è dunque rappresentata proprio dall’esigenza di una maggior promozione della sua efficienza, nonché da una sensibilizzazione più incisiva dell’opinione pubblica nei confronti di una tematica che possiede un’importanza ‘civica’ tutt’altro che secondaria. Attraverso un serio obiettivo di risparmio, l’intera Unione europea può trarre importanti benefici sia in termini di indipendenza economica, sia sotto il profilo della tutela ambientale e dello stimolo all’innovazione, riducendo almeno in parte la propria dipendenza dai Paesi esportatori di fonti energetiche primarie - caratterizzate da una forte instabilità di prezzo - nonché diminuendo considerevolmente quei fattori di rischio che possono derivare da ogni eventuale ‘mancato approvvigionamento’. Tali obiettivi consentirebbero, infine, di migliorare l’impatto ambientale di tutte le attività umane, senza diminuire gli standard di vita dei singoli cittadini. Sin dalla prima crisi petrolifera degli anni 1969- 1976 sono state predisposte, in diversi Paesi europei, alcune programmazioni finalizzate alla gestione della domanda di energia e per l’incremento della sua efficienza. Questi studi si sono tutti ritrovati concordi sulla convenienza economica di questo genere di operazione. Nel Regno Unito, il National Audit Office è giunto alla conclusione che i programmi di efficienza energetica realizzati dai distributori di energia elettrica tra il 1994 e il 1998 abbiano comportato costi dell’energia risparmiata pari a 2,8 Ecent/kWh, ovvero ben al di sotto dei prezzi dell’elettricità di quel periodo (11,2 Ecent/kWh al picco, 4,2 Ecent/kWh fuori dal picco). In seguito, un altro studio, condotto per il Direttorato Generale Energia e Trasporti della Commissione Europea (BEST - Bringing Energy Services to the Liberalised Markets) ha selezionato i migliori esempi di programmi e di servizi realizzati dalle aziende energetiche negli Stati membri dell’Ue negli ultimi anni. E ha scoperto che, estendendo la realizzazione di tali pianificazioni a tutti quegli Stati che solo di recente sono entrati a far parte dell’Unione europea - e che in larga parte detengono un patrimonio tecnologico da riorganizzare, rigenerare o sostituire - si potrebbe ottenere un risparmio complessivo del 10% dei consumi di elettricità e di gas rispetto alle stime previste. Questo risparmio può generare, a sua volta, un beneficio economico superiore ai 10 miliardi di euro all’anno. Quando una tecnologia si espande, passando da una produzione di ‘nicchia’ ad una diffusione di ‘massa’, i suoi costi infatti si riducono grazie a specifiche ‘economie di scala’ di produzione, distribuzione e apprendimento tecnologico. Nel Regno Unito, per esempio, i costi totali per l’implementazione di molte tecnologie energeticamente più efficienti hanno subito riduzioni tra il 30% e il 50% tra il 1996 e il 2001. Tali ‘abbattimenti’ sono poi proseguiti anche negli anni successivi, a dimostrazione che l’efficienza energetica rappresenta un beneficio per tutti gli utenti, con effetti diretti sull’economia complessiva di ogni ‘sistema – Paese’. Per dare un’idea della dimensione dei mercati delle tecnologie efficienti destinati ad aprirsi, basti pensare che, nell’arco dei prossimi 15 anni, verranno installati 20 milioni di nuovi frigocongelatori, 8 milioni di nuovi congelatori, 23 milioni di nuove lavatrici, 40 milioni di nuovi motori elettrici più efficienti e 130 milioni di nuove lampade fluorescenti. Un forte dispiegamento di investimenti a supporto dell’efficienza energetica sarebbe dunque in grado di produrre nuovi posti di lavoro o, in alternativa, di conservarne altri destinati a scomparire. Attraverso l’estensione dei programmi di efficienza energetica si può infatti arrivare a proporre la ragionevole ipotesi di un intervallo tra gli 8 e i 14 nuovi posti di lavoro all’anno per ciascun milione di euro di investimento effettuato. Di conseguenza, dando cioè per buona una simile funzione di ‘intensità/lavoro’, il dispiegamento in Italia tra il 2007 e 2020 di tutto il potenziale di risparmio economicamente conveniente, che comporta un investimento complessivo di circa 80 miliardi di euro per una media di 5,4 miliardi di euro all’anno, può produrre un’occupazione potenziale ‘inseribile’ nell’intervallo tra le 640 mila e il milione di unità all’anno.


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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