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26 Giugno 2019

Allarme inquinamento atmosferico

di Serena Di Giovanni
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Allarme inquinamento atmosferico

I risultati del progetto CCM VIIAS, presentati il 4 giugno scorso presso il ministero della Salute, ci dicono che, nonostante i protocolli e le politiche adottati dai vari paesi europei, l’inquinamento atmosferico ambientale, causa nel mondo circa 3.7 milioni di decessi all’anno: un fenomeno in continua espansione soprattutto in Italia, che nel 2020 rischia di provocare oltre 40 mila decessi

Negli ultimi anni l’impatto sull’ambiente e sulla salute del cambiamento climatico e dell’inquinamento atmosferico sono stati al centro dell’attenzione dei ricercatori, dei cittadini e dei governi della Unione Europea. Le recenti indagini in materia hanno dimostrato che i trasporti e il riscaldamento domestico sono responsabili di inquinanti di interesse tossicologico i quali destano molta preoccupazione in termini di impatto sanitario a causa dell’elevato numero di persone esposte in ambito urbano ed extraurbano. Stando ai diversi rapporti, inoltre, le emissioni di tipo industriale contribuirebbero a peggiorare nel tempo la qualità dell’aria, prevalentemente nelle aree periferiche. I principali inquinanti di interesse – il particolato atmosferico (soprattutto la sua frazione fine, il PM2.5), il biossido di azoto (NO2) e l’ozono (O3) – sarebbero associati in modo oramai inequivocabile a patologie specifiche, come l’aumento di sintomi respiratori, l’aggravamento di patologie croniche cardiorespiratorie, il tumore ai polmoni, l’aumento della mortalità e la riduzione della speranza di vita.

I dati dell’OMS
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sostiene che l’inquinamento atmosferico e ambientale è causa nel mondo di circa 3.7 milioni di decessi all’anno, dei quali 800.000 solo in Europa. Esso sarebbe responsabile di 6.3 milioni di anni di vita persi e del 3% della mortalità cardio-respiratoria. Nell’ambito del progetto Revihaap, in una recente revisione della letteratura scientifica sui principali inquinanti, l’OMS ha raccomandato alla Unione Europea l’adozione di politiche di contenimento delle emissioni e più stringenti standard di qualità dell’aria. Contemporaneamente, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’OMS ha stabilito che esistono prove sufficienti della cancerogenicità del particolato atmosferico (PM10 e PM2.5) in particolare per il cancro del polmone. Un nuovo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stimato inoltre che nel 2010 l'inquinamento atmosferico in Europa è costato circa 1.600 miliardi di dollari in termini di morti premature e di malattie, cifra che equivale a un decimo del prodotto interno lordo dell'UE nel 2013.

Il Progetto VIIAS
Coordinato dal Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario Regionale del Lazio il Progetto VIIAS (Valutazione Integrata dell’Impatto su Ambiente e Salute dell’inquinamento atmosferico) ha effettuato una valutazione integrata dell’inquinamento atmosferico in Italia prendendo in considerazione gli eventi che influiscono sulla salute della popolazione. Nell’ambito del progetto, a Roma e in Emilia Romagna sono stati effettuati alcuni approfondimenti riguardanti la misura dell’inquinamento da particelle ultrafini e la valutazione degli effetti protettivi del verde urbano sull’inquinamento atmosferico. I risultati, presentati il 4 giugno scorso presso il Ministero della Salute, hanno fornito una stima dei casi consentendo di quantificare il guadagno in termini di salute della popolazione italiana.

I risultati
Per il 2005 il progetto VIIAS ha stimato 34.552 decessi dovuti a cause naturali attribuibili a esposizione nel lungo periodo al particolato fine (PM2,5), ben 23.387 decessi per esposizione a biossido di azoto e, infine, 1.707 decessi per patologie a carico dell’apparato respiratorio attribuibili all’esposizione ad ozono. Dai dati pubblicati risultano considerevoli disuguaglianze degli effetti sanitari sul territorio italiano: l’inquinamento colpirebbe maggiormente il Nord e, in generale, le aree urbane congestionate dal traffico e contermini alle aree industriali. Anche il riscaldamento domestico sarebbe responsabile del peggioramento della qualità dell’aria. L’indagine mostra inoltre gli effetti sanitari dell’inquinamento nel tempo. Se nel 2010 si è verificata un’importante diminuzione degli effetti del particolato fine – le polveri sottili – (21.524 decessi) e del biossido di azoto (11.993 decessi), dovuta alla riduzione delle emissioni e alla contrazione dei consumi imputabili alla recessione economica, nel 2020, nonostante i miglioramenti tecnologici e le politiche adottate (CLe), si avrà uno scenario a dir poco ‘devastante’ con 28.595 decessi per il PM2,5 e 10.117 per biossido di azoto. I risultati indicano quindi che le variazioni previste per il 2020 (CLe) produrranno un impatto sanitario peggiore di quello già verificatosi con la diminuzione delle emissioni per la recessione economica in corso.


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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