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18 Agosto 2018

Bobo Craxi: "La proposta di una trattativa per liberare Moro fu una decisione nobile"

di Giuseppe Lorin
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Bobo Craxi: "La proposta di una trattativa per liberare Moro fu una decisione nobile"

Intervista all’ex sottosegretario di Stato agli Affari Esteri, che interpreterà il padre in ‘M’, la docu-fiction di Michele Santoro sui 55 giorni di sequestro e dell’uccisione del presidente della Democrazia cristiana e dei 5 uomini della sua scorta, assassinati a Roma, in via Mario Fani, dalle Brigate Rosse

Scrittore, analista politico, giornalista e, adesso, anche attore: questa la ‘metamorfosi’ in atto nell’ex sottosegretario agli Esteri, Bobo Craxi, il quale sta dimostrando una versatilità a molti sconosciuta. Il figlio del grande leader socialista ha infatti accettato l’invito di Michele Santoro e Sandro Ruotolo a vestire i panni del padre nello speciale ‘M’, la ‘docu-fiction’ che cercherà di ricostruire le drammatiche vicende del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro e dei 5 uomini della sua scorta. Bobo vestirà, infatti, i ‘panni’ del padre, il principale esponente politico che, in quella terribile primavera del 1978, cercò una trattativa con le Brigate Rosse per riuscire a salvare la vita dello statista pugliese. Siamo innanzi allo sforzo di un figlio affettuoso di rovistare la Storia in tutti i modi e con ogni strumento possibile, per aiutarci ad analizzare quei difficilissimi ‘momenti-soglia’ che hanno caratterizzato la nostra Storia repubblicana e come, in determinati frangenti, si siano comportati veramente i suoi principali protagonisti.

Onorevole Craxi, é vero che farà parte della trasmissione speciale intitolata ‘M’, condotta da Michele Santoro e che interpreterà suo padre Bettino?
“Sì, è vero. E lo farò, innanzitutto, perché reputo che quella fu la pagina politica più nobile della storia socialista negli anni in cui mio padre ne fu il segretario. Inoltre, mi è stato chiesto con garbo da uno dei protagonisti dell’informazione civile di questi ultimi venti anni”.

Glielo ha chiesto Michele Santoro?
“Santoro e Ruotolo mi chiesero di scrivere un appunto sulla posizione socialista durante il ‘caso Moro’. Cosa che feci, anche se non sapevo che si trattasse di una messa in scena del dibattito politico dell’epoca. Quando mi chiesero se avessi voluto ‘recitare’ la posizione di mio padre, in un primo momento risposi che non mi sembrava il caso, ma poi mi fecero riflettere. Farò, nei fatti, il ‘ventriloquo’ di mio padre, senza cedere in alcune tentazioni o velleità teatrali”.
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Non pensa che questa spettacolarizzazione del ‘caso Moro’ possa sottrarre la necessaria solennità che serve per una riflessione più profonda, intorno a quegli anni?
“Io ritengo che la divulgazione a un vasto pubblico dei drammatici 55 giorni del sequestro e della crudeltà degli omicidi degli uomini della scorta di Moro aiutino alla comprensione di fatti che hanno segnato la nostra Storia e che continuano a essere di ammonimento circa il pericolo, che esiste, di saldature tra estremismi politici”.

Lei ribadirá la posizione del Partito socialista italiano?
“Lo ripeto: quella della trattativa a fini umanitari fu una posizione nobile. E chi allora fu contrario, oggi paga le conseguenze di un rimorso di coscienza per aver lasciato uccidere barbaramente il presidente della Dc senza aver mosso un dito per salvarlo: domandiamoci in cambio di che. Oggi, a distanza di 40 anni, le nuove generazioni si domandano come sia stato possibile che lo Stato, che successivamente e in altri casi anche più recenti si è comportato diversamente, possa essersi dimostrato così crudele. E per quale ragione”.

Cambiando argomento: pensa in una conclusione positiva dell’attuale crisi di governo?
“Il ‘castello populista’ sta per essere costruito e tutta Europa ci guarda con preoccupazione. Temo che crollerà, ma in quanto tempo? E con quali conseguenze? Mi auguro che vi sia un’efficace reazione delle forze democratiche e repubblicane, che sappiano mettere da parte le divisioni e generare al più presto una risposta politica convincente”.

E i socialisti?
“E’ chiaro che, a maggior ragione, i socialisti devono essere in grado di fornire una risposta politica. Personalmente, ho indicato le future elezioni europee come appuntamento primario, per dare prove di unità e di rilancio politico. Bisogna uscire dal ‘cono d’ombra’ subalterno di questi anni e provare a rilanciare un'iniziativa che abbia nella questione democratica e nella questione sociale il suo ‘cuore’. Non sarà semplice, ma attraverso prove ed errori penso che ricostruiremo nuovamente una forza politica competitiva, ma soprattutto utile per il Paese, che sta affrontando una crisi difficilissima”.

Un'ultima curiosità: è uscito di recente anche un suo libro sulla crisi catalana, intitolato 'Lettere da Barcellona', edito da Biblion Edizioni: cosa ci insegna la vicenda spagnola? E cosa insegna, invece, all'Europa?
“Quando cominciai a pensarci, non immaginavo che la crisi interna allo Stato spagnolo diventasse un paradigma per tante vicende che riguardano anche l’Italia e l’intero continente. Nel mio testo, faccio esplicitamente riferimento al fatto che il ‘magma identitario’ si muove parallelamente alla crisi di identità dell’Unione europea - dunque non solo economica - e al declino delle grandi ‘famiglie’ politiche, che hanno dominato in tutto il dopoguerra. Facciamo tutti i conti con il ‘sovranismo’ identitario e un populismo che si trasforma, spesso, in fanatismo reazionario. Sul caso catalano, va detto che insiste una vecchia ferita della Storia che la transizione ‘post-franchista’ non ha mai saputo chiudere in modo convincente: per questo attribuisco molta responsabilità ai popolari, che stanno da diversi lustri al governo. Oggi, questo indipendentismo ‘messianico’ si fa giudicare per il suo scarso realismo e per la mancanza di duttilità politica, mentre lo Stato non ha saputo praticare altra via che quella giudiziaria, abdicando a una soluzione politica. Per questi motivi, non sono affatto ottimista”.

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