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3 Ottobre 2022

Chiara Appendino: "Cultura degli amici? No, grazie"

di Serena Di Giovanni
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Il caso della mancata mostra su Édouard Manet alla Gam di Torino ha destato scalpore: si è parlato di errori di comunicazione e dell’assenza di organizzazione da parte della nuova Giunta ‘grillina’, di contro al mirabile lavoro diplomatico fatto in precedenza dall’ex sindaco di Torino, Piero Fassino, ma le cose stanno davvero così?

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La ‘pentastellata’ sindaca di Torino, Chiara Appendino, è stata accusata da alcune note testate nazionali di aver ‘impedito’ a Patrizia Asproni, presidente della ‘Fondazione Torino Musei’, di portare a termine l’organizzazione della mostra sull’artista francese Édouard Manet, prevista dalla precedente giunta alla Gam di Torino nell’autunno 2017. A questa decisione avrebbero fatto seguito le dimissioni della Asproni dalla presidenza della ‘Fondazione Torino Musei’, alla cui direzione era stata chiamata dal precedente sindaco, Piero Fassino. Fondazione che, lo ricordiamo, cura e gestisce il patrimonio storico-artistico della città, in particolare la Gam (Galleria civica d'arte moderna e contemporanea), Palazzo Madama-Museo civico d'arte antica, il Mao (Museo d'arte orientale), la Rocca e il Borgo medievale. Le dimissioni sono a tutt’oggi confermate, come si evince dal sito dell'istituzione in questione. E, in merito alle stesse, la manager avrebbe poi fornito le sue motivazioni in un’intervista rilasciata al ‘Corriere della sera’ lo scorso 23 ottobre. Stando a quanto riportato dal quotidiano, la decisione sarebbe scaturita non tanto dal ‘caso Manet’, ma dall’assenza di comunicazione con la sindaca, che si sarebbe rifiutata più volte di incontrarla; per il suo “mancato rispetto delle competenze e del lavoro svolto"; per la "profonda sfiducia in questa amministrazione". Il condizionale, in questo caso, è d’obbligo, in quanto, a conti fatti, le cose non starebbero proprio così. Diversa, infatti, è la versione della Appendino, la quale in un comunicato del 24 ottobre scorso, quindi dopo l’intervista rilasciata dalla manager al ‘Corsera’, sul proprio sito internet ha puntualizzato: “Su questa sedia, questa mattina alle 12 doveva essere seduta Patrizia Asproni. Non è venuta e della sua defezione ho saputo soltanto ieri sera, attraverso un’anticipazione del Corriere della Sera. In data 4 ottobre”, ha continuato la Appendino,dunque prima che scoppiasse il caso Manet, la mia segretaria ha chiamato la Asproni, la quale ha dato disponibilità solo per la data di oggi, 24 ottobre. Non è grave che non abbia avuto tempo di incontrarmi, ci mancherebbe: è grave che, sapendo della situazione che si sarebbe creata, pochi giorni dopo non abbia comunicato la sua assenza alla mia segretaria”.

La mostra di Édouard Manet alla Gam tra indiscrezioni e false notizie
Finora, sulle sorti dell'esposizione è stata fatta molta confusione. Soprattutto, dal quotidiano nazionale ‘la Repubblica’, con la quale la Asproni è evidentemente legata, avendovi ricoperto in passato il ruolo di ‘Responsabile marketing’. Forse, non è propriamente un caso che la testata abbia sollevato per prima la questione e che abbia preso da subito posizioni a favore della manager. A ogni modo, il ‘caso Manet’ è stranamente esploso a metà ottobre scorso, proprio a seguito di un articolo del quotidiano di via Cristoforo Colombo, che immediatamente ha annunciato come, a un anno dall’annuncio della mostra alla Gam di Torino, questa non si sarebbe più fatta. La mostra viene ricordata dal quotidiano come “la giusta conclusione per il ciclo di grandi impressionisti ospitato a Torino, che aveva avuto come protagonisti, tra il 2012 e il 2014, anche Edgar Degas e Pierre-Auguste Renoir”. L’articolo, polemico e impreciso, adduce tra i principali motivi della mancata organizzazione il cambio della Giunta comunale, che non avrebbe manifestato alcuna intenzione di proseguire i progetti in campo espositivo intrapresi in passato, e, soprattutto, il venire meno dei buoni rapporti con i diversi partner nazionali e internazionali. Rapporti come quelli con il presidente del museo parigino 'Guy Cogeval' e l’amministratore delegato della società 'Skira editore', Massimo Vitta Zelman, che invece l'ex sindaco Piero Fassino e la manager Patrizia Asproni avrebbero abilmente, faticosamente e personalmente intessuto prima dell’avvento della Appendino. A seguito di questo servizio, la neosindaca, il 17 ottobre scorso, ha dovuto fare chiarezza con un comunicato, visibile sul suo sito ufficiale. Nel testo viene ribadito come la sua Giunta non avesse mai deciso di accantonare i progetti avviati da quella precedente, men che meno quelli che riguardavano la mostra su Manet. Ha spiegato l’ufficio stampa della Appendino che “la sindaca, l’assessora alla Cultura, Francesca Leon e tutta la Giunta hanno appreso di questo cambiamento dai giornali, senza essere stati informati prima in nessun modo, come invece dovrebbe essere quando avvengono cambiamenti così importanti all’interno di una Fondazione importante per lo sviluppo della città. Sono le Fondazioni e le società partecipate che hanno il dovere di informare la Giunta, la quale decide la linea politica”. La manager Asproni viene quindi accusata di poca trasparenza nei confronti della nuova Giunta. E di non aver mantenuto i rapporti con un importante soggetto culturale, iniziative per le quali è personalmente invitata a rispondere.

Le reazioni di Skira editore
Anche la risposta di 'Skira Editore' non si è fatta attendere: avvenuta con un comunicato ufficiale pubblicato sulla pagina Facebook dell'azienda, quest'ultima incolpa la stampa di aver riportato “imprecisi riferimenti all’attività di produzione del gruppo Skira e ad affermazioni del suo presidente”. Il 27 ottobre, 'Skira' scrive, infatti, che “come si è ampiamente chiarito nel colloquio tra il sindaco Appendino e il Presidente di Skira, non c’erano a Torino gli spazi, i tempi e le condizioni per poter ospitare una rassegna che il Museo d’Orsay rende disponibile soltanto nei primi mesi del 2017. Ma c’è tutta la disponibilità delle parti a continuare a collaborare in futuro, per altri importanti progetti”.

L’organizzazione delle grandi mostre in Italia: un problema di fondi?
A Torino, l’alto numero di abbonati alla tessera dei musei – secondo Skira – ridurrebbe i profitti di questi eventi artistici, per la cui organizzazione, dato il deficit dell’ente pubblico, si necessita dell’intervento degli sponsor privati. L’azienda sostiene, quindi, che il problema dell’organizzazione delle grandi mostre nel nostro Paese riguarda l’aspetto economico, ovvero capire come “l’ente pubblico, che introita gli abbonamenti, possa risarcire il produttore privato, il quale sostiene tutti i costi della mostra per migliaia di ingressi che al produttore stesso non portano introito alcuno; non si tratta di ‘guadagnare’ di più o di meno: si tratta di rendere fattibile o meno un grande evento che comporta investimenti rilevantissimi in tema di ideazione, trasporti, assicurazioni, allestimento e gestione, ai quali le pubbliche amministrazioni non sono più in grado di contribuire. Le grandi mostre sono sostenute in tutto il mondo da contributi o finanziamenti a fondo perduto, come avviene per altre forme di produzione culturale, dal teatro di prosa all’opera lirica. E tali contributi sono, peraltro, ampiamente giustificati dall’indotto turistico che le grandi mostre producono e i cui benefici economici ricadono al di fuori della mostra stessa. Solo in Italia, per la sopravvenuta impossibilità degli enti pubblici a concorrere significativamente ai costi delle esposizioni, è invalso il concetto che il ‘business’ delle mostre possa autofinanziarsi. È, in realtà, un’attività ad alto rischio imprenditoriale, che può portare successi, come nel caso delle mostre torinesi dedicate a Renoir e a Monet, o pesanti insuccessi, come avvenuto, sempre per restare a Torino, con le mostre di Lichtenstein, di Modigliani e dell’Avanguardia russa”.

Lo spostamento della mostra di Manet da Torino a Milano: verità o bufala?
Per il momento, secondo 'Skira', non esisterebbe nessun ‘caso milanese’ e nessuno 'scippo' in corso, come invece paventato dal ‘Corriere della Sera’ e altre testate nazionali. Anche sul sito ufficiale del comune meneghino non sono presenti comunicati stampa che chiariscano la questione, tantomeno da parte dell’assessore comunale alla Cultura, Filippo Del Corno. La notizia di questa ‘fantomatica’ mostra, dal titolo ‘Manet, la Parigi moderna’, che dovrebbe essere a cura di Caroline Mathieu e Isolde Pludermacher e tenersi nel capoluogo lombardo, a Palazzo Reale, tra marzo e aprile 2017, è però resa pubblica su molti portali nazionali. Il titolo dell’esposizione, curiosamente, sarebbe lo stesso di una mostra tenutasi in Giappone tra il 5 aprile e il 31 luglio 2010, sempre a cura di Caroline Mathieu. 

Una questione di ‘trasparenza’
Tra bufale, errori di comunicazione, scontri mediatici, politici e manipolazioni delle notizie, una cosa appare chiara: stando alle dichiarazioni della sindaca di Torino, Chiara Appendino, la decisione di sospendere la mostra non costituisce né una aprioristica presa di posizione contro le scelte della precedente Giunta – come invece sottolineato da 'la Repubblica' – né una critica alla “turbo-cultura in salsa ‘renziana'-blockbuster", che riduce gli eventi artistici a "pacchetti turistici che girano il mondo, costando molto e lasciando dietro di sé assai poco, ma che ormai imperversano nell'inesausto e onnivoro ‘mostrificio’ nazionale”, come sostiene, a ragione, il giornalista ed esperto del settore, Vittorio Emiliani. Dalle parole della sindaca emergono, in effetti, anche altri elementi, che evidenziano una netta linea di pensiero. “L’errata comunicazione (da parte di Patrizia Asproni, ndr) è stata la conseguenza di una dimensione strutturale che non ci appartiene e che vogliamo cambiare. Fino a oggi, la realizzazione delle mostre non si basava tra la collaborazione istituzionale del Museé d’Orsay e la GAM, ma su una relazione personale tra il sindaco della città, il Museé d’Orsay e un operatore privato. Il destino degli eventi culturali legati a queste realtà dipendeva, in realtà, dalla ‘buona salute’ di queste relazioni personali. Ecco: no, grazie. È esattamente questo il motivo per cui ci siamo candidati e abbiamo vinto le elezioni: gli interessi dei cittadini non possono in alcun modo dipendere dalle vicissitudini personali di un singolo. Le istituzioni preposte a decidere devono muoversi attraverso comunicazioni e canali ufficiali che garantiscano la loro massima operatività e indipendenza. Per me e per noi”, prosegue la Appendino, "la cultura è una priorità. Io penso che la cultura abbia un valore in sé e non in funzione di un ritorno economico sul territorio. Una mostra si fa perché è un valore aggiunto per la città e per i cittadini, non solo perché porta soldi nelle casse comunali. Anche perché, questo è bene precisarlo, i ritorni economici e turistici di questi eventi sono tutt’altro che rilevanti come si può pensare. Il ciclo sugli ‘Impressionisti’ (che la mostra di Manet va a completare) ha visto un 30% circa di accessi con l’Abbonamento Musei, mentre risulta quasi irrisoria l’accesso con carte turistiche”. Quella intrapresa dalla Appendino è una vera e propria presa di posizione. Una scelta razionale e meditata, a favore della più totale ‘trasparenza’. E verso un sistema di gestione del territorio fondato su una politica ‘aperta’, partecipata e diffusa: una visione del patrimonio e della sua valorizzazione pubblica e ‘capillare’, non più esclusivamente affidata ai rapporti diretti, spesso ‘lobbistici’ tra attori privati, come manager e imprenditori. Rapporti che, secondo la sindaca, possono anche sopravvivere, ma sempre ‘alla luce del sole’ e sotto la diretta supervisione delle istituzioni statali. Una linea di pensiero ben definita che, criticabile o meno, tradisce una lucida visione e una evidente coerenza con gli intendimenti del Movimento 5 Stelle in generale, cui la Appendino chiaramente aderisce.

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Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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