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19 Giugno 2019

Dimmi cosa bevi e ti dirò chi sei

di Carla De Leo
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Dimmi cosa bevi e ti dirò chi sei

Riconoscere la personalità degli avventori che si affacciano al bancone di un locale appare possibile: in virtù delle richieste dei consumatori si possono individuare alcune 'tipologie' di clienti. Abbiamo osservato da vicino i loro comportamenti in alcuni locali della capitale ed ecco il risultato di questa nostra breve inchiesta

Se è vero che “Chi beve solo acqua ha un segreto da nascondere” – come cantava il poeta  Charles Boudelaire ne ‘I Paradisi artificiali’ –, è altrettanto vero, allora, che chi beve alcolici di segreti, invece, ne svela molti. Sono di questa opinione i bartenders che lavorano nella capitale, i quali sostengono che sia possibile tracciare il profilo di un cliente dai suoi gusti in materia di bevande alcoliche: ad una determinata richiesta, quindi, corrisponderà un medesimo ‘tipo’ facilmente riconoscibile. Questi maestri dell’arte del miscelare hanno, dunque, sviluppato un’altra capacità: quella dell’interpretazione psicologica.Vediamo qualche esempio tratto dalle richieste più comuni: 

Mojito
È sempre un classico che non conosce mode o crisi. Ognuno sembra avere la sua ricetta segreta che lo rende migliore degli altri. Col Rum chiaro, scuro o entrambi. In parti uguali, no, meglio in rapporto due a uno. E lo zucchero? Quello di canna grezzo o quello raffinato? Per non parlare del lime: spremuto o a pezzettini da 'schiacciare' nel bicchiere? Anche la menta si presta alle varie interpretazioni. Si usano solo le foglie o anche i rametti? Il 'popolo del Mojito' è fatto di 'creativi', dunque. Una categoria piuttosto ampia, in cui troviamo il ventenne come il cinquantenne; l'impiegato al supermercato come il dirigente di azienda. Il Mojito accontenta tutti, nelle sue varietà e forse piace soprattutto anche per questo. Volendo assegnarlo a una categoria, il suo bevitore potrebbe essere un 'democratico', ma anche un 'repubblicano'.

Manhattan
Attenzione, se qualcuno richiede questo storico cocktail, in linea di massima sa cosa vuole bere. Ha un palato raffinato,  in grado di degustare quella miscela di Whiskey 'canadese' e Vermouth dolce italiano. Spesso fa un po' 'fighetto', ammettiamolo. Scelto come uno dei cocktail di riferimento dalle donne moderne, libere e indipendenti di Sex and the City, per accompagnarle in sproloqui 'spettegoleggianti' durante un aperitivo o bevuto a go-go per una sbronza post delusione sessual-amorosa,  il Manhattan è il drink di una categoria sicuramente più adulta, quella dei 30 enni stipendiati, single e indipendenti che ancora vogliono godersi la vita credendo di avere dieci anni di meno, per intenderci. Questo drink in fondo li rappresenta bene: per coloro che vogliono bere raffinato, usando il Whiskey si, ma quello, 'papillativamente' parlando, meno impegnativo, non 'serio' come quello scozzese. Per i disimpegnati cronici, con un pizzico di chic.

Spritz
È il tipico drink da aperitivo, scelto da chi, prima di cena, vorrebbe bere qualcosa, senza 'giramenti di testa'. Composto sostanzialmente da Aperol, dolce e leggero nella gradazione, accontenta i palati di molti, poco decisi, amanti di un 'beverone' che, come le noccioline, 'uno tira l'altro'. È contagioso, se lo sceglie uno, state pur certi che lo seguirà almeno la metà della compagnia. E con la scusa del ‘tanto è leggero’ , ci si ritrova con l'arrivare tardi e barcollanti a cena. Ce ne sarebbero tanti di cocktail aperitivi, eppure lui vince sempre su tutti. L'indecisione è la sua fortuna. 
È la scelta di chi non 'sprizza' in compagnia... e degli eterni indecisi.

Long drinks (Rum e cola, Gin lemon, Gin tonic ecc.)
Da gustare dopo cena, si prestano a convogliare le esigenze di chi vuole bere leggero e di chi non ama i sapori decisi dei distillati. Opzione miracolosa anche per chi non ha ben chiaro cosa vuol bere – e che il più delle volte opta per il solito Vodka lemon, che spazza via tutti gli impacci della scelta – . Si possono preparare con Vodka, Rum, Gin, Whiskey e in generale con tutte le bottiglie presenti nel locale, ma la parte analcolica a cui vengono uniti è sempre maggiore di quella alcolica. Al grido di: «Dopo devo guidare! Non vorrei esagerare…» chi li sceglie è un cliente ‘accorto’ tenta di mascherare con nonchalance la propria effettiva natura di inesperto e/o iperprudente. Con un’eccezione: se nella richiesta si aggiunge la specifica: «Me lo fai carico?», state pur certi che davanti allo ‘sfinito’ bartender - che di richieste simili ne ingoia fin troppe - sta facendo capolino un cliente inesperto, giovane e, soprattutto, con pochi soldi in tasca che, con una sola consumazione, agogna il tanto anelato desiderio di ebbrezza. Si tratta di consumatori che non hanno ancora capito che a bicchiere più grande non corrisponde una bevanda più forte. Con tecniche di persuasione (e di illusionismo) sperimentate da anni, il bartender  finge di accontentare lo sprovveduto giovane che, dopo aver impugnato con soddisfazione il proprio bicchiere, si allontana ringraziando.
Insomma, un cliente tipo, rappresentato da illusi e ingenui. Senza speranza.

Invisibile (e affini: alla fragola, melone, pesca ecc.)
Per il bartender è l’anti cocktail per eccelleza, un bibitone dannoso e insapore. L’ovvia scelta, invece, per i bevitori ‘duri e puri’. I suoi ingredienti? Distillati e liquori ‘trasparenti’, ma spesso declinato anche con l’aggiunta di liquori alla frutta per regalargli un tono di colore e gusto. L’Invisibile dà la certezza ai suoi consumatori di immediato ‘sballo’, condizione necessaria dell’essere ‘tosto’, poiché solo i più temerari lo possono reggere. È il drink di chi non ha nessuna conoscenza di distillati e di cocktails, che non beve per gustare in compagnia qualcosa di buono, ma che piuttosto mira a trascorrere la serata (e l’indomani mattina) in balìa di uno stato di incoscienza in cui è identificato il sommo divertimento. Qui, le vie di mezzo sono escluse.  Un cliente ‘tipo’ rappresentato per lo più da studenti, fuori corso e non, che il mattino seguente potranno permettersi la ‘fatica’ di dormire fino a tardi. Un bar offre molte possibilità di scelta, qualitativamente migliori di questo non-drink. Un consiglio perciò: rendetelo ‘realmente invisibile’. Di nome e di fatto.
‘Vogliostarefuorisubito’ è il dicktat cristallizzato di questa categoria di clienti

Cosmopolitan
È l’altro dei drinks simbolo dell’emancipazione femminile. Con il suo essere né troppo dolce, né troppo secco, né troppo leggero, né troppo forte, il Cosmopolitan soddisfa i palati di tutte le donne che hanno scelto di ‘svecchiare’ l’immagine della donna indifesa – che un tempo si accontentava della più dolce e gradevole Caipiroska alla fragola – e proclamare (spesso ad alta voce, già al secondo giro…) il proprio essere libere. Il drink, inoltre, garantisce anche un tocco di femminilità – che non deve mai mancare per essere ‘modernamente sexy’ – espresso attraverso il bicchiere a coppa, che fa molto chic, dal colore tenuemente rosato. Vi è, in questa scelta, una dichiarazione di intenti che prende il via, anch’essa, dalla serie televisiva ‘Sex and the City’ e che ha come motto la volontà di distinguersi. Donne del terzo millennio, dunque, che, pronte a dimostrare l’assoluta parità di resistenza alcolica dei ‘duri’ maschi, si ritrovano, il più delle volte, nelle condizioni di dover chiamare un taxi che le riporti a casa. E la voglia di distinguersi? Anch’essa scompare in conseguenza dell’abuso di domanda, che omologa le innumerevoli ‘originali identità’.
Categoria? Donne in carriera e con i tacchi alti (altrimenti a fine serata cosa reggerebbero in mano?).

Distillato invecchiato
Siamo finalmente giunti nel regno degli esperti e dei bevitori colti – soprattutto uomini – che sanno assolutamente cosa vogliono, come lo vogliono («Con ghiaccio?». «No. Assolutamente liscio!»), in che bicchiere desiderano bere, in che quantità e per i quali il prezzo non rappresenta un problema. Il bartender presterà, allora, particolare cura verso questo tipo di cliente che, diversamente dagli altri, conosce ‘veramente’ la materia; illustrerà, dunque, diligentemente tutte le etichette di cui dispone affinchè l’avventore venga soddisfatto pienamente. Data la natura delle loro caratteristiche organolettiche – secche e decise –, i distillati invecchiati sono l’ideale cornice di uomini d’affari di mezza età, ne accompagnano le conversazioni e si affiancano, generalmente , a un buon sigaro. Cliente da non confondere con l’under 30 che afferma: «Voglio bere molto secco» (il tipico giovane che ‘se la tira’ ma non ne capisce molto di distillati). L’impressione generale è, quindi, che ci troviamo in un mondo ben distinto, in cui la condizione essenziale è la professionalità, perché professionisti sono i destinatari. A tal proposito, però, bisogna anche specificare che alcune volte il cosiddetto ‘cultore professionista’, incalzato dalle specifiche domande del bartender alla ricerca di dettagli utili ai fini di una scelta ottimale, si dimostrerà ‘estraneo ai fatti’, mettendo in evidenza come dietro l’apparenza ci sia solo una voglia di atteggiarsi a intenditori. Attenzione anche alle ‘bufale’ quindi! Ecco perché questi bevitori sono ‘tipologicamente’ esperti e, qualche volta, solo saccenti.

 

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Come cambia la ‘Roma da bere’

di Carla De Leo

La crisi economica sembra poter appiattire alcune delle differenze legate al gusto, all’età e al portafogli del popolo dei bevitori. Tuttavia la nostra osservazione diretta ha fatto emergere ben altro. E cioè che i consumatori difficilmente si ‘schiodano’ dalle loro abitudini. Cambia, però, la frequenza delle richieste.


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
Registrata presso il Registro Stampa del Tribunale di Milano, n. 345, il 9.06.2010.
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